Alberto Mantovani, Dirigente di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità

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I contaminanti emergenti in sicurezza alimentare TouTube
Alberto Mantovani, Dirigente di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità presso il Dipartimento di Sicurezza alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria, intervistato da Marta Pirrello e Lucia Valentini – Marketing Sociale APS

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Lucia Valentini: Buonasera, volevamo sapere secondo lei quali sono i contaminanti emergenti in sicurezza alimentare.

Alberto Mantovani: Buonasera, cos’è un contaminante emergente? È un contaminante in cui le preoccupazioni scientifiche non si sono ancora tradotte in un sistema di controllo e di prevenzione oppure un contaminante già noto che si presenta con aspetti nuovi. Nel primo gruppo possiamo mettere i perfluorati, che stanno creando da alcuni anni un serio problema in Veneto ma non solo – i famosi PFAS, Sostanze Perfluoro Alchiliche – ma anche le microplastiche che sono un risultato dello smaltimento di grandi quantità di plastiche negli ecosistemi e che vanno a finire poi in alcuni elementi come in particolare i frutti di mare. Ci sono anche contaminanti ben noti che si presentano con aspetti nuovi e quali sono? Sono le micotossine, sostanze molto tossiche, in alcuni casi cancerogene come la famosa aflatossina, tipiche dei paesi tropicali, prodotte da piccolo funghi che infettano cereali, frutta secca, ma con i cambiamenti climatici le micotossine da un decennio in qua stanno diventano importanti anche nei paesi temperati come l’Italia e infatti l’Autority europea per la sicurezza alimentare sta dedicando da alcuni anni a questa parte una grande attenzione a ridefinire la definizione del rischio da micotossine.

Marta Pirrello: Quindi qual è la migliore risposta ai contaminanti emergenti?

Alberto Mantovani: La migliore risposta ai contaminati emergenti è creare più rapidi collegamenti fra valutazione scientifica e sistemi di controllo, ridurre le emissione nell’ambiente dei contaminanti emergenti – penso appunto alle sostanze perfluoro alchimiche o alle microplastiche – e anche, nel caso dei contaminanti che stanno aumentando con i cambiamenti climatici (ho fatto l’esempio delle micotossine perché è l’esempio principale), essere resilienti (parola di moda ma molto importante sia chiaro), adattare la produzione di alimenti a partire dal campo, quindi la coltivazione o l’allevamento degli animali, alle mutate condizioni climatiche.

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