Musica e ambiente – YouTube

Marta Capogna: Com’è nata l’idea di coniugare la musica con l’ambiente?
Franco Pistono: Dieci anni or sono mi venne l’idea in modo compiuto. Già mi occupavo da tempo di educazione ambientale, osservando i modi attraverso i quali veniva condotta, miei e altrui, le reazioni dei bambini e così via. Certo la cosiddetta “creatività”, l’attitudine verso l’altro, erano presenti, ma mancava qualcosa. Confrontandomi con un’insegnante consolidai un’idea, frutto dei miei studi (oltre a pedagogista e altre sfumature accademiche, per così chiamarle, sono diplomato in pianoforte) e così decisi che avrei intrapreso quella via; tra l’altro, in quel tempo avevo appena terminato un impegno istituzionale in qualità di assessore all’ambiente della città di Vercelli, rinforzando la convinzione che “la via maestra” per il cambiamento non fosse (e non è) normativa, bensì educativa. Forte di queste premesse, iniziai a scrivere canzoni legate ad altrettanti progetti nonché, orgogliosamente, il progetto Musica d’Ambiente, promosso da Arpa Piemonte, che da quel momento diventò un po’ il mio principale biglietto da visita nel mondo dell’educazione, nonché della ricerca e della mia vita in generale. La cosa interessante credo sia che tendiamo a considerare la musica o patrimonio dei virtuosi e degli addetti ai lavori, o mera distrazione, passatempo. La verità sta nel mezzo: la musica è un potente strumento educativo, per chiunque, dovunque e comunque (nel senso che, consapevoli o meno, radica profondamente dentro di noi, cresce e fiorisce).
Chiara Rossi: Quali sono gli obiettivi del progetto Musica d’Ambiente? In che modo la musica può riflettersi sulla salvaguardia ambientale?
Franco Pistono: Obiettivi sono stuzzicare, divertire, incuriosire, trasferendo contenuti tecnico scientifici ed etici ai bambini, attraverso filastrocche, canzoni originali, parodie di brani celebri e altri “strumenti”, per così chiamarli. La musica ha uno straordinario potere su di noi: ci emoziona, ci muove, ci invoglia a partecipare, lenisce le nostre sofferenze e intensifica le nostre gioie, sostiene la nostra memoria e, specialmente, mi inebria il fatto che il canto di gruppo incarni la miglior società possibile, nella quale ciascuno si occupa di una propria porzione, nell’interesse comune; un coro è un ecosistema in cui certamente il risultato supera la somma delle singole parti. Musica d’Ambiente offre agli insegnanti nuovi “attrezzi del mestiere”, invogliando però a idearne e produrne di ulteriori; è un’idea libera, che ciascuno può curvare come desidera, anzi la manipolazione è assolutamente richiesta, per rendere proprio, personale, ciò di cui si fa esperienza. L’ambizione sarebbe che questo strumento diventasse patrimonio collettivo; in astratto, così come “ci riconosciamo” nell’inno nazionale potremmo riconoscerci in altri tipi di “inni” dedicati al pianeta, certamente una dimensione che oggi dovremmo aver bene presente, avendo maturato il concetto di casa comune.
La musica si nutre di contaminazioni (buone, nel caso), cerca e incontra il diverso, è in movimento e non conosce confini di spazio e tempo; così dovrebbe essere la nostra società. Fare musica (dedicata all’ambiente, nel caso) significa dare non solo voce, ma ritmo e melodia a parole che diventano linguaggio comune, volando sulle labbra di ciascuno, in condivisione, con semplicità. C’è un interessante termine di cui la ricerca ci mette a parte: diversità bio-culturale. Significa che dove si ha varietà culturale è presente anche varietà biologica e viceversa; all’aumentare (o al diminuire) dell’una, cioè, aumenta (o diminuisce) anche l’altra. Riprendo e faccio mie le parole di una studiosa, Sara Wolcott, che ho trovato tanto quotidiane quanto illuminanti: se vogliamo proteggere la biodiversità, elemento fondamentale a livello ambientale, abbiamo bisogno di nuove canzoni. I messaggi che quotidianamente ascoltiamo sull’ambiente sono terribili – veri, nessuno dice il contrario, anzi… ma comunque terribili – e dobbiamo avere chiaro che il cambiamento non avverrà perché li capiamo, li intendiamo; per agire gli esseri umani non hanno bisogno solo di “sapere”, bensì di “sentire”, di provare emozioni. Ecco che la musica, pur se arte immateriale, è in grado di scuoterci intimamente e contribuire a farci amare e desiderare la sperata conversione ecologica, sempre più necessaria, anzi indispensabile.
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