Leda Guidi – Presidente dell’Associazione italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale

Guidi

Leda Guidi, Presidente dell’Associazione italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale, intervistata da Pragya Soavi e Federica Peli – Marketing Sociale Compass

Intervista a Leda Guidi

F.Peli: Buonasera Professoressa. Secondo lei quale è la figura più indicata a comunicare la sostenibilità?

L. Guidi: Credo che le competenze e le attenzioni adeguate per comunicare la sostenibilità ambientale, che è anche sostenibilità sociale, e più generali gli obiettivi dell’agenda 2030, siano adeguatamente riassunte nella figura professionale del comunicatore pubblico e della comunicatrice pubblica.

I compiti comunicativi assegnati già dalla legge 150 del 2000 alla figura professionale del comunicatore pubblico, e anche il codice deontologico del comunicatore pubblico, mettono al centro dei processi le persone, i cittadini e le comunità come committenza primaria. Chi fa comunicazione pubblica cura le relazioni, il dialogo costante tra le cittadine e i cittadini e le pubbliche amministrazioni, che sono chiamate a informare in modo affidabile, inclusivo ed etico sulla sostenibilità.

Chi fa comunicazione deve essere capace di declinare questo impegno delle istituzioni, che è anche un impegno collettivo, in progetti e pratiche comunicative che coinvolgano e rendano consapevoli le comunità, ne cambino i comportamenti e le scelte di consumo. Questi, infatti, riguardano la vita di tutti noi, la sua qualità e il suo futuro.

Importanti sarebbero, secondo il mio punto di vista, la definizione e l’applicazione di indicatori ex ante e di valutazioni ex post dei processi di comunicazione di quanto si mette in campo con la comunicazione per la sostenibilità, e non solo per la sostenibilità, e loro impatto sulla qualità della vita delle persone, inserendoli nel piano della performance delle organizzazioni pubbliche, in modo da renderli stabili per evitare l’effetto greenwashing e rafforzare una comunicazione pubblica che sia, come credo dovrebbe essere, veramente trasformativa.

P.Soavi: Buonasera Professoressa, la domanda che volevo porle è la seguente: “Questa figura professionale che qualifiche e competenze deve avere che la distinguono da altre professioni come, ad esempio, quella del giornalista?”

L.Guidi: Prima di tutto vorrei sottolineare come per fare comunicazione pubblica siano essenziali percorsi formativi specifici, che consolidino competenze, anche manageriali, in coordinamento, pianificazione, gestione integrata delle attività di informazione e comunicazione istituzionale.

Per il profilo del comunicatore pubblico e della comunicatrice pubblica, il titolo specifico è rappresentato dalla laurea magistrale in Scienze della Comunicazione per poter disporre in maniera spontanea, tranquilla, serena nella propria attività professionale degli strumenti teorici e pratici necessari ad un utilizzo strategico, complessivo, olistico, di tutti i canali di comunicazione, sia quelli tradizionali, sia quelli tecnologicamente innovativi e digitali.

Chi fa comunicazione pubblica deve essere preparato a gestire, a progettare secondo un’ottica multicanale, trasversale e multidimensionale per raggiungere tutti i propri target, che in molti casi si rivelano essere tutta la cittadinanza se si agisce a livello territoriale e se parliamo di istituzioni e pubbliche amministrazioni territoriali. Secondo me questo è un requisito fondamentale per garantire ai cittadini una comunicazione di qualità che sia percepibile, misurabile e valutabile; infatti molto importanti sono la “misurabilità” e la “valutazione” di quello che noi facciamo, in quanto condizioni di base quando si parla di “sostenibilità”.

È molto importante, pur partendo e tenendo ferma la specificità di ciascuna professionalità, la capacità di saper contaminare ambiti diversi; infatti questa dovrebbe essere una dotazione professionale auspicabile e da stimolare con percorsi formativi specifici; naturalmente la specificità resta un must.

Dal mio punto di vista, in questa epoca di digitalizzazione positiva e trasversale, le humanities sono essenziali per un’evoluzione sociale, equa, non discriminante, centrata sui cittadini e sui loro diritti fondamentali, quindi, integrazione, trasversalità, multidisciplinarità, sia organizzativa, sia culturale, nel pianificare in modo strategico la comunicazione della sostenibilità, sono elementi imprescindibili per ottenere risultati ed impatti significativi, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, e rendicontabili.

I risultati, dunque, devono essere rendicontabili per abilitare, anche con il supporto della comunicazione sulla sostenibilità, un cambiamento collettivo, il quale deve partire dalle istituzioni e deve essere partecipato e condiviso, digitale e fisico allo stesso tempo, a partire dall’esperienza e dai comportamenti quotidiani che sono i nostri obiettivi: cambiare la cultura interna ed esterna alle istituzioni, cambiare collettivamente l’approccio alla sostenibilità di tutta la comunità.

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